Pubblicato in: poesie

Yannis Ritsos.Poesie

Tutti i corpi che ho toccato

Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato,

tutti addensati nel tuo corpo.

O, tu carnale Diotima nel gran simposio dei Greci.

Se ne sono andate le flautiste,

se ne sono andati filosofi e poeti.

I begli efebi dormono già

lontano, nei dormitori della luna.

Tu sei sola nella mia preghiera innalzata.

Un sandalo bianco dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia.

Sei l’oblio assoluto: sei il ricordo assoluto.

Sei la non incrinata fragilità.

Fa giorno.

Fichi d’ India carnosi scagliati dalle rocce.

Un sole rosa immobile sul mare di Monemvasià.

La nostra duplice ombra

si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,

coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino.

O, carnale Diotima,

tu che mi hai partorito e che ho partorito,

è ora che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo.

Davvero, non scordare quando vai al mercato

di comprare mele in abbondanza,

non quelle d’oro delle Esperidi,

ma quelle grosse e rosse

che quando affondi nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,

come l’eternità sui libri, pieno di vita, il tuo sorriso.

 

Ci spogliammo

Ci spogliammo.
Chiudemmo fuori dalla porta
le case, i cani,
i giardini, le statue,
la morte.

 

 

Come sei bella

Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa. Ho fame di te. Ho sete di te.
Ti supplico: nasconditi; renditi invisibile a tutti; visibile solo a me; coperta
dalle punte dei piedi ai capelli da un velo nero trasparente
screziato dei sospiri d’argento di lune primaverili. I tuoi pori emettono 
vocali, consonanti di desiderio; si articolano parole segrete;
eruzioni rosa dall’atto dell’amore. Il tuo velo si gonfia, splende
sulla città annottata coi bar fiochi, le osterie sul mare;
la farmacia notturna illuminata da proiettori verdi, una sfera di vetro
rotea velocemente mostrando paesaggi della terra. L’ubriaco barcolla
in una bufera portata dal respiro del tuo corpo. Non andare. Non andare.
Così materiale e inafferrabile. Un toro di pietra
salta sull’erba secca dal frontone. Una donna nuda sale la scala di legno
con una bacinella d’acqua calda. Il vapore le nasconde il viso. Alto nell’aria
un elicottero in perlustrazione ronza in un punto indefinito. Mettiti in salvo.
Cercano te. Nasconditi più in fondo tra le mie braccia. Il pelo
della coperta rossa che ci copre cresce incessantemente,
diventa un’orsa incinta la coperta. E sotto l’orsa rossa
ci amiamo infinitamente, oltre il tempo e oltre la morte,
in un’unica unione universale. Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa.
E ho fame di te. E ho sete di te. E ti supplico: nasconditi.

 

yannis
Yannis Ritsos

 

 

Autore:

Sono un Acquario appassionato di Poesie e Narrativa, ne scrivo anch'io. I libri rappresentano il mio tappeto volante e anche un rifugio dai rumori della quotidianità.

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