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Giorgio Caproni.Poesie, Biografia e Citazioni

  Giorgio Caproni è nacque a Livorno il 7 gennaio del 1012  è morì a Roma il 22 gennaio del 1990.Nel 935 consegue il diploma magistrale e si trasferisce a Roma.Combatterà la Seconda guerra mondiale ma in seguito diventerà partigiano in Valtrebbia, sull’Appennino Ligure.Tra i suoi punti di riferimento il Poeta Umberto Saba.La sua prima opera è la Silloge intitolata “Il passaggio di Enea”.

Giorgio_Caproni_1

“Che cos’è la gloria?

Questa è proprio una domanda a cui non so rispondere. Non sono un santo…”

“La vita, una volta che è data, non la si può togliere. Chi non la desidera, non la dia. Tanto più che dando una vita non è che si faccia, da un punto di vista non-cristiano, un grosso regalo. Perché la vita è più sofferenza che gioia: a maggior ragione, quindi, non bisogna stroncarla. Semmai, bisogna cercare di aiutarla.”

                    “ Vorrei aver speso meglio quella che Machado chiamava la monedita del alma. ”

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa Continua a leggere “Giorgio Caproni.Poesie, Biografia e Citazioni”

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Jacques Prévert.L’Amore

Nato a Neuilly-sur-Seine, a nord-ovest di Parigi, e morto nel’aprile del 1977 ad Omonville-la-Petite

Poeta e Sceneggiatore teatrale

La sua prima raccolta “Parole” la pubblica nel 1945 e ottiene subito il successo, anche se il maggiore successo lo deve a “Le foglie morte”.

Prévert è conosciuto come il Poeta degli innamorati e delle nuove generazioni.

 

“Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss’altro che per dare l’esempio.” 

“La differenza tra un intellettuale e un operaio? L’operaio si lava le mani prima di pisciare e l’intellettuale dopo.” 

Le foglie morte

Oh! Vorrei tanto che tu ricordassi
i giorni felici quando eravamo amici.
La vita era più bella.
Il sole più bruciante.
Le foglie morte cadono a mucchi…
Vedi: non ho dimenticato.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti
e il vento del nord le porta via
nella fredda notte dell’oblio.
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi.
É una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti.
Ma il mio amore silenzioso e fedele
sorride ancora e ringrazia la vita.
Ti amavo tanto, eri così bella.
Come potrei dimenticarti.
La vita era più bella
e il sole più bruciante.
Eri la mia più dolce amica …
Ma non ho ormai che rimpianti.
E la canzone che cantavi
sempre, sempre la sentirò.
E’ una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.

 

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Alicante

Un’arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita.

 

Questo amore

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi tu abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

 

Il mazzo di fiori

Che fai laggiù bambina
Con quei fiori appena colti
Che fai laggiù ragazza
Con quei fiori seccati fiori
Che fai laggiù bella donna
Con quei fiori che appassiscono
Che fai laggiù già vecchia
Con quei fiori che muoiono
Aspetto il vincitore.

Baciami

In un quartier della ville Lumiere
Dove fa sempre buio e manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Lei era sulle scale
Lui accanto a lei e lei accanto a lui
Faceva notte
C’era un odore di zolfo
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici
E lei gli diceva
È buio qui
Manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Il sole del buon Dio non brilla da noi
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi
Stringimi tra le braccia
Baciami
Baciami a lungo
Baciami
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Qui si crepa di tutto
Dal caldo e dal freddo
Si gela si soffoca
Manca l’aria
Se tu smettessi di baciarmi
Credo che morirei soffocata
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io
In due ne abbiamo trenta
A trent’anni non si è più ragazzi
Abbiamo l’età per lavorare
Avremo pure diritto di baciarci
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Baciami!

 

 

 

 

Sabbie Mobili

Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

 

Libri di Jacques Prévert

  • tre fiammiferi accesi
  • Paroles, 1946.
  • Spectacles, 1951.
  • La pluie et le beau temps, 1951.
  • Histoires, et d’autres histoires, 1963.
  • Arbres, 1976.
  • Soleil de nuit, postumo, 1980.
  • Déjeuner du matin.

● les enfants qui s’ aiment

  • Poesie, Modena, Guanda, 1960.
  • Il Prévert di Prévert, Milano, Feltrinelli, 1967. [antologia di testi tratti da: ParolesSpectacle, La pluie et le beau temps]
  • Immenso e rosso. (Il Prévert di Prévert, II), Milano, Feltrinelli, 1967. [antologia di testi tratti da: ParolesSpectacle, La pluie et le beau temps]
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Walt (Walter) Whitman.La poesia salverà il mondo

Walter Whitman, Il Cantore della libertà, nasce il 31 maggio 1819 a West Hills, e muore a Camden. Stati Uniti il 26 marzo del 1892

E’ stato Poeta, Scrittore e Giornalista tra i più influenti del panorama statunitense

La sua raccolta poetica “Foglie d’erba” è considerata come uno dei momenti più alti della letteratura americana.

La libertà o forse è meglio dire:Le libertà, d’amare, di vivere, di scoprire, di viaggiare, la libertà dell’anima.

Trovo Whitman uno dei poeti più contemporanei, nonostante sia morto da 200 anni

 

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato.

Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere nell’erba che amo, se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.
Lascia che l’anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi.
Mi contraddico? Ebbene si, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini.🦋
(Walt Whitman)

 

La poesia salverà il mondo

Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce,
il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi,
e l’alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù,
o arrancano lenti sul fondo,
Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d’aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
Lo squalo dall’occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
E passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell’aria così
densa che tanti respirano,
Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui
o all’aria sottile respirata da esseri che
al pari di noi su questa sfera
camminano,
Il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.

 

A uno sconosciuto

Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio ti guardo,
Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come un sogno),
Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita di gioia.
Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo,
mentre passiamo veloci uno vicino all’altro,
Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo,
o giovanetta.
Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio.
Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua carne,
passando, in cambio prendi la mia barba, il mio petto, le mie mani.
Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in disparte o mi sveglio di notte, tutto solo.
Devo aspettare, perché t’incontrerò di nuovo, non ho dubbi.
Devo vedere come non perderti più.

 

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

 

Mare

Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
Scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
E credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
Cullami sui molli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
Schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

Mare delle distese ondate,
Mare che esali vasti soffi convulsi,
Mare del sale di vita, delle non mai scavate e sempre aperte tombe,
Che urlando scolpisci tempeste, capriccioso e raffinato mare,
Io sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi.

Partecipe di influssi e di efflussi, io che esalto l’odio e la conciliazione,
Io che esalto gli amici, e quelli che dormono l’uno nelle braccia dell’altro.
Io sono colui che attesta la simpatia,
(Dovrei compilare la lista delle cose nella casa, e tralasciare la casa che le sostiene?)

Non sono solo il poeta della bontà, non mi rifiuto di essere al tempo stesso il poeta della malvagità.

Che sciocchezze sono mai queste sulla virtù e sul vizio?
Il male mi incalza, la riforma del male mi incalza, io resto indifferente,
Il mio passo non è quello di chi censura o rifiuta,
Io bagno le radici di tutto ciò che è cresciuto.

Temete che la perenne fecondità produca una qualche scrofola?
Ritenere che le leggi celesti debbano ancora venir rielaborate e rettificate?

Io trovo che un lato fa da contrappeso e che il lato sugli antipodi fa da contrappeso,
Cedevoli dottrine m’offrono un valido aiuto al pari di dottrine stabili,
Pensieri e atti del presente la nostra sveglia e mattutina partenza.

Questo minuto, che arriva fino a me dai decisioni trascorsi,
Nulla v’ha di meglio di questo e del presente.

Quanto si comportò bene nel passato, o si comporta bene oggi, non costituisce una tal meraviglia,
La meraviglia è e sarà come possa esistere un uomo meschino o empio.

 

O Capitano! mio Capitano!

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O Capitano! mio Capitano! alzati e ascolta le campane; alzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
É un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

 

5981446Foglie d’erba (1885), Walter Whitman

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Luciano Mondello.Versi di Mare

Prossimamente ci conosceremo meglio e oltre alle mie poesie e citazioni sul mare potrete (volendo) leggere anche poesie e racconti miei su vari argomenti.

Ma gestendo una pagina sul mare e sulle Eolie ed essendo anche un’amante della poesie e della letteratura in generale, ho dovuto anche adattarmi. Bellezze Eoliane

Sono stato tra i primi alle Eolie ad accompagnare le foto delle isole e del mare con le poesie, anche per dare sfogo a quel mare che ho dentro e che ogni tanto rischia di straripare…

Tutti ciò che leggerete è opera mia.

Citazioni, Aforismi e Poesie

“Considero prigione qualsiasi posto da cui non si vede il mare”

“Il mare crea indipendenza”

Chi è nato su un’isola ha un piede ben saldo per terra e l’altro nel mare”

“Mi piace chi sa stare in silenzio davanti al mare,chi sa ascoltare senza interrompere, la sincerità, chi ti guarda negli occhi senza parlare…
I puntini di sospensione…chi lascia immaginare…”

“Vivo appoggiato sull’infinito”

“Abbiamo occhi grandi che guardano sempre l’orizzonte, e
viviamo di grandi passioni:sappiamo incendiare il mare.”

“La tua anima cercava un’isola,
una solitudine, il vento sopra il mare…”

“C’è chi “vive” sul mare, e chi invece abita in città”

“Io vivo qui, in ogni goccia di questo mare,nell’aria,sulla nuvola che passa…”

“Il confine della mia isola è l’orizzonte”.

“Una piccola isola come idea di vita,un piccolo scoglio a cui aggrapparsi…
Un universo dentro il mare dell’anima”

“Anche il cuore è un’isola”

“S’impara la lingua del mare, s’impara ad ascoltarsi l’anima”

“Sentimi nel sole,e nel vento.
Questo io sono:il sale,e l’onda.
Nell’aria come una nuvola.
Nel mondo che ti circonda”

“Sei nato su un’isola.

Sei uno spirito libero.

Sai di acqua e di sale.

Di sole, di vento e di mare”

“Ho sempre pensato ai volti della gente di mare come ai racconti;ti basta guardarli in faccia o negli occhi per leggerne le tante storie.
Ogni piccola ruga un’avventura.
Il mare è leggenda infinita”

 

“La mia piccola casa sul mare
ha carezze di luna
Il sole le fa da lampada
Le stelle un morbido
tappeto”

Ogni volta che vorrai sentirmi,tu prova ad afferrare un po d’acqua di mare nel palmo della mano…ecco,io sarò li’!

“Io e l’onda…

“Gocce dello stesso mare”

“All’alba nei colori e nel profumo del mare col sole che nasce dentro io rivedo la mia nascita e ritrovo ogni volta le mie origini”

“Quando verrai a trovarmi nella mia casa al mare,
allora sarà già estate.
Prepareremo una cena a base di frutti di mare
e di terra.
Dopo alla luce soffusa di un lume,ci metteremo fuori in terrazza a guardare le stelle luccicanti muoversi sul mare,
Tu mi leggerai come sempre una poesia d’amore.
Io ti ascolterò in silenzio tenendoti la mano e contandoti i battiti
del cuore”

“Possiamo andare dove vogliamo ma le nostre radici pur se invisibili agli occhi rimangono ben salde nella terra in cui siamo nati”

“Ti guardavo mentre guardavi il mare
E lo vedevo attraverso i tuoi occhi
limpidi e sinceri
Ascoltavo in silenzio il tuo respiro…
Mano nella mano sincronizzavo
i nostri battiti del cuore
Beethoven complice in sottofondo
I tuoi capelli neri mossi dal vento
erano onde sinuose in cui sperare d’
annegare..”

“Vivere su un’isola a volte non è facile,è tutto scandito dagli elementi:vento,sole,fuoco,e mare.
Ma se la sai ascoltare ti regalerà momenti emozionanti,e le albe e i tramonti più belli saranno tuoi.
Correrai col vento,canterai col mare,galleggerai sull’infinito”

“Per me l’alba profuma di mare.

Il tramonto, il sole
l’orizzonte e il cielo
profumano di mare.
I saluti,i sorrisi,le carezze,
la pasta e il pane.
E i baci,quelli hanno anche
il sapore del mare”

”E’ impossibile lasciare veramente un’isola perché te la porterai per sempre nel cuore, come l’odore del mare che percepirai in un piccolo alito di vento, anche nei posti lontani dal mare…ti basterà una semplice piccola fotografia”

“A volte giro le spalle al mondo e apro l’anima al mare.
Quando ho bisogno di ritrovare serenità
Quando il mondo soffoca
Quando il rumore si fa forte
Io ritorno al mare….”

“E’ tutto mare.
C’è il mare che ti spinge
ad andare,
e quello che ti obbliga
a restare.
C’è un mare di parole,
da dire e da trattenere.
C’è un mare di gente,
che viaggia,che scappa,
che annega…
E ci sono le storie da
raccontare e quelle che
restano giù nel fondo,
o quelle che tornano
a galla da sole…”

“Basta avere una casa con una finestra sul mare per inventarsi viaggi straordinari.”

“Siamo fatti di sudore e lacrime,amare come il mare:sanno di vita e di passione.”

“Albe
Tramonti
Sole
Fuoco
Cielo
Mare
Terra
Anima
Spirito
Tutto è collegato”

“Ti comprerò una casa sul mare,
proprio lì, davanti alla spiaggia
dove ogni mattina spunta il sole, i nostri bambini
giocheranno tra i sassi fino all’imbrunire,
ceneremo di sera sotto la luce delle stelle,
e la notte qualcuno accenderà un fuoco
e canterà canzoni d’amore tutte dedicate a te.”

“Sarò la scintilla che accende il fuoco.
Il rombo, il boato che precede la tempesta.
L’onda,l’impeto travolgente,la marea.
E sarò vento, turbine e bufera”

“Diventerò vento, raggio di sole, goccia d’acqua nel mare, o granello di sabbia.
Sarò lieve, e sarò forte, sarò fuoco, e sarò mare.
Sarò isola nell’attimo infinito di un tramonto.”

“E quando vento e fuoco si scontrano,
danno origine a vere tempeste
dell’anima,
onde impetuose scatenano calore, forza,
e passione.
Poi tutto si calma,
in attesa della prossima scintilla
di uno spirito perennemente irrequieto”

“Sai quel che sei:acqua di mare e pomice,schegge d’ossidiana e vento,e il fuoco dei tuoi vulcani che ti da la passione di vivere.
Porto un’isola dentro”

“Ed è così che sei nato:dal fuoco e dal mare, pelle e polvere di pietra pomice e ossidiana, lapilli i tuoi occhi che scrutano la notte più nera..”

“Quando verrai a trovarmi nella mia casa al mare,
allora sarà già estate.
Prepareremo una cena a base di frutti di mare
e di terra.
Dopo alla luce soffusa di un lume,ci metteremo fuori in terrazza a guardare le stelle luccicanti muoversi sul mare,
Tu mi leggerai come sempre una poesia d’amore.
Io ti ascolterò in silenzio tenendoti la mano contandoti i battiti
del cuore”.

“Ti chiedo scusa mare
per tutti gli uomini.
A te e a tutte le tue
creature.
Ai pesci e ai tanti animali
che vivono nel mare e per
il mare.
Ai tanti uccelli che si nutrono grazie a te.
Al cielo e alle nuvole che si alimentano
delle tue acque.
Chiedo scusa alla terra che grazie alle
piogge nutre le sue piante,
e agli animali che si nutrono di piante
e di erba.
chiedo scusa ai bambini e ai loro
figli che verranno perché non siamo
stati capaci di custodire un bene così
prezioso”.

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Fernando Pessoa.Ho mal di testa e d’Universo

Il mondo vero

Quando si è negata la verità, non abbiamo altro con cui intrattenerci se non la menzogna.Intratteniamoci con essa, reputandola però come tale e non come verità;se ci viene in mente un’apoteosi metafisica, non facciamone la menzogna di un sistema (in cui essa sia la verità) ma la verità di una poesia o di un racconto – verità nel sapere che è menzogna, senza così mentire. (Fernando Pessoa, Fantasie di interludio)

 

Quella del titolo è una  citazione che in piccola parte serve a comprendere il personaggio (?) Fernando Pessoa.

Un viaggio per i tanti meandri dell’anima, la psichiatria, Poesia, personalizzazione e spersonalizzazione.

Leggere Pessoa, i libri per intero, e non le poesie e non le citazioni.

Confesso che Pessoa mi ha un po sconvolto la vita e mi ha aiutato a capire le tante sfaccettature della mia personalità.

Forse siamo un po tutti Borderline, dipende ovviamente dalla personalità prevalente.

«Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile.» (Fernando Pessoa)

I vari Eteronimi di Pessoa.

Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, sono i tre più importanti.

“Fernando Pessoa non riuscì mai a essere sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po di più chi siamo noi”. (Josè Saramago)

In una lettere di risposta a Adolfo Monteiro, direttore di una rivista di Coimbra (città portoghese) a proposito dei suoi eteronimi Pessoa scrive:

Ho posto in Alberto Caneiro tutte le mie capacità di spersonalizzazione drammatica, ho posto in Ricardo Reis tutta la mia disciplina mentale, adornata della musica che le è propria, ho posto in Alvaro de Campos tutta l’emozione che non do ne a me ne alla vita.E pensare caro Casais Monteiro, che tutti costoro devono essere, ai fini della pubblicazione, posticipati a Fernando Pessoa, impuro e semplice!

Per quanto riguarda la genesi degli eteronimi, Pessoa continua:Comincio dall’aspetto psichiatrico.L’origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che c’è in me.Non so se sono semplicemente isterico, o se sono, più propiamente, un istero-nevrastenico.Propendo per questa seconda ipotesi, perché ci sono in me fenomeni di abulia, che l’isteria, propriamente detta, non comprende nella letteratura medica di suoi possibili sintomi.In un verso o nell’altro, l’origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza  organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione.Questi fenomeni felicemente per me e per gli altri, si sono in me mentalizzati:voglio dire che non si sono manifestati nella vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri;mi esplodono dentro, e li vivo da solo con me stesso.Se fossi una donna – nella donna i fenomeni isterici prorompono in attacchi nervosi e cose simili- in Alvaro de Campos (il più istericamente isterico di me) sarebbe un allarme per il vicinato.Ma sono un uomo- e negli uomini l’isteria assume principalmente aspetti mentali;così tutto finisce in silenzio e poesia…

Fin da bambino ho avuto la tendenza per creare attorno a me un mondo fittizio, di circondarmi di amici e conoscenti mai esistiti.(Non so , ben inteso, se realmente non siano mi esistiti, o se sono io che non esisto.In queste cose, come in tutte, non dobbiamo essere dogmatici.)Da quando mi conosco come colui che chiamo IO, mi ricordo di aver mentalmente nell’aspetto, nei movimenti, nel carattere e nella storia varie figure irreali che erano pertanto visibili e mie come le cose di ciò che chiamiamo, forse abusivamente, la vita reale.Questa tendenza, che mi viene da quando mi ricordo di essere un IO, mi ha accompagnato sempre, mutando un po il movimento musicale con cui mi incanta, ma non alterando mai la maniera di incantare. (Fernando Pessoa)

“Non so quante anime ho.

Ogni momento mutai,

Continuamente mi estraneo.

Mai mi vidi né trovai.

Di tanto essere, solo ignoro.

Mi cambiarono sempre il prezzo.

Chi vede è solo quel che vede.

Chi sente non è chi è”.

(Fernando Pessoa)

 

Dicono che fingo o invento

Tutto quel che scrivo, No.

Io semplicemente sento

Con l’immaginazione.

Non adopero il cuore.

Tutto quello che sogno o che mi accade,

Ciò che finisce o mi viene a mancare,

E’ come una terrazza

Che dà su qualcos’altro,

E’ tutt’altro che bello.

Perciò scrivo stando in mezzo

A quel che non mi è vicino,

Libero dal mio coinvolgimento,

Serio in ciò che non è.

Sentire?Che senta chi legge!

(Fernando Pessoa, Fantasie di interludio)

 

Fernando Pessoa

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gabriel Garcia Marquez. Biografia, Poesia e citazioni

Il suo primo libro letto è stato “Cent’anni di solitudine”.Credo si trattasse dell’estate del 95, Macondo e la famiglia Buendìa diventarono un po il mio paese e i miei familiari

Da allora in poi, ho fatto di tutto perché nella mia piccola biblioteca ci fossero proprio tutti i libri di “Gabo” così come veniva amichevolmente chiamato Gabriel Garcia Marquez

Nasce ad Aracataca (Colombia) nel 1928, anche se il padre sosteneva che si trattasse di un anno prima (1927), ed era il primo di ben sedici figli.

Fu Giornalista in Colombia sino al 1955, ma dopo il colpo di stato ad opera del Generale Pinilla Rojas, si trasferisce in Europa.

Torna in Sudamerica nel 58 in Venezuela, poi dopo la rivoluzione torna a Cuba.Dove riprende la sua attività di giornalista.Nel 1961 si trasferisce a Città del Messico dove rimarrà per circa sei anni.Si sposterà ancora successivamente, a Barcellona.Grazie al successo di “Cent’anni di solitudine” prende a girare tutto il mondo dimostrando la sua attività contro il fascismo dell’America Latina.Nel 1982 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.L’ultimo dei suoi libri usciti mentre era ancora vivo è “Memoria delle mie puttane tristi” del 2004, uscito in Italia nel 2005.

Alcune Opere:

Foglie Morte (1955) fogliemorte-1977

cent'anni

Cent’anni di solitudine (1967)

amore-ai-tempi-del-colera-320x498

L’amore ai tempi del colera (1985)

amore e demoni

Dell’amore e di altri demoni (19994)

memoria libro

Memoria delle mie puttane tristi (2004)

 

La Marionetta
Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa
e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi ,
perdiamo sessanta secondi di luce.
Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice,
mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore,
scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole.
Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh,
una poesia di Benedetti e una canzone di Serrat;
sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei loro petali…
Dio mio, se avessi un pezzo di vita…
non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l’amo.
Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare
che si smette di innamorarsi quando si invecchia,
senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi uomini…
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna,
senza sapere che la vera felicità è nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto
soltanto quando devi aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi,
anche se più di tanto non mi serviranno,
perché quando leggerete questa lettera starò morendo, infelicemente.

 

“Le cose hanno vita propria”proclamava lo zingaro con aspro accento, “si tratta soltanto di risvegliargli l’anima”. (Cent’anni di solitudine)

“Non ce ne andremo” disse.”Restiamo qui, abbiamo avuto un figlio. “Non abbiamo ancora avuto un morto” disse lui. “Non si è di nessuna parte finché non si ha un morto sotto terra.” Ursula ribatté, con dolce fermezza:”Se è necessario che io muoia perché gli altri restino qui, allora lo farò.” (Cent’anni di solitudine)

“I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.” (L’amore ai tempi del colera)

“Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è starci seduto vicino e sapere che non lo potrai avere mai.”

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” (Vivere per raccontarla)

“Mia madre mi chiese di accompagnarla a vendere la casa.Era arrivata quel mattino a Barranquilla dal paese lontano dove viveva la famiglia e non aveva la minima idee su come trovarmi.Domandando qui e là fra i conoscenti, le indicarono di cercarmi nella libreria o nei caffè li accanto, dove mi recavo due volte al giorno a chiacchierare coi miei amici scrittori.Chi glielo disse, l’avvertì;”Ci stia attenta perché sono dei pazzi scatenati”. (Vivere per raccontarla)

“La mia età sessuale non mi ha mai preoccupato, perché i miei poteri dipendevano più dalle donne che da me, e loro sanno il come e il perché quando vogliono.” (Memoria delle mie puttane tristi)

“Non c’è vecchio che dimentichi dove ha nascosto il suo tesoro.” (Memoria delle mie puttane tristi”.

 “Non puoi morire senza aver provato la meraviglia di scopare per amore.” (Memoria delle mie puttane tristi)

 

 

 

Pubblicato in: Citazioni, poesie

Charles Bukowski.Maledette Poesie

Corrono come se avessero il fuoco sotto il sedere in cerca di qualcosa che non si trova.Si tratta fondamentalmente della paura di affrontare se stessi,si tratta fondamentalmente della paura di essere soli.

 

Sentiremo il sapore delle isole e del mare

ho bisogno di una donna perbene,
più che di questa macchina da scrivere,
più che della mia automobile,
più di quanto abbia bisogno di Mozart;
ho così tanto bisogno di una donna perbene
che la sento nell’aria,
la sento con la punta delle dita,
vedo marciapiedi costruiti
solo perché vi si posino i suoi piedi,
vedo cuscini per la sua testa,
sento la mia risata imminente,
la vedo che accarezza un gatto,
la vedo che dorme,
vedo le sue pantofole sul pavimento.
so che esiste
ma in quale angolo del mondo si trova
se sono le puttane che continuano a scovarmi?

Sentiremo il sapore delle isole
e del mare

so che una certa notte
in qualche camera da letto
presto
passerò
le dita
tra
capelli
soffici e puliti

canzoni che nessuna radio
trasmette

tutta la tristezza si scioglierà
in un sorriso.

 

 

Non ho smesso di pensarti 

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Amore

Amore, disse, gas
dammi un bacio d’addio
baciami le labbra
baciami i capelli
le dita
gli occhi il cervello
fammi dimenticare

amore, disse, gas
aveva una stanza al secondo piano,
respinto da una dozzina di donne
35 editori
e una mezza dozzina di agenzie di collocamento,
ora non voglio dire che valesse
qualcosa
aprì tutti i beccucci
senza accenderli
e andò a letto

qualche ora dopo un tizio diretto
alla stanza 309
accese un sigaro
nella hall

e un sofà volò fuori dalla finestra
e un muro venne giù come sabbia bagnata
una fiamma purpurea divampò fino a 12 metri d’altezza

il tizio a letto
nulla seppe e di nulla si curò
ma oserei dire
che quel giorno
si dimostrò piuttosto in gamba.

 

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Charles Bukowski