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Michail Bulgakov.Il Maestro e Margherita

Michail Afanas’evič Bulgakov nacque a Kiev nel 1891 e morì a Mosca nel 1940.Laureato in medicina nel 1916 professione che esercitò per pochi anni per poi dedicarsi alla Letteratura e al teatro nelle tante difficoltà dovute alla censura del Governo sovietico.

Il padre Afanasij Ivanovic era un professore di storia e critica delle religioni occidentali morto nel 1906, la madre si chiamava Michajlovna Probrovskaja.

“Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene.” (Goethe, Faust, epigrafe de:Il Maestro e Margherita)

Era da un po che lo avevo messo in evidenza sulla mia scrivania, poi succede che lo nominino a “Un pugno di libri” e in qualche altra trasmissione Tv e quindi:eccomi!

Lettura complessa e per una buona parte confusamente organizzata, credo sia una delle letture che un buon appassionato di romanzi (ma non solo) debba prima o poi affrontare.(Luciano Mondello)

“Un miracolo che ciascuno deve salutare con commozione” (Eugenio Montale)

E’ l’ultimo libro scritto da Bulgakov e ultimato poco prima della sua morte (1940) ma viene pubblicato poco prima del 1966 e subito si ha coscienza di trovarsi davanti a un vero capolavoro e che non era soltanto un’opera contro o ironica verso il regime sovietico stalinista.Fantasia, ironia e satira sociale, la politica e la metafisica, c’è tutto un mondo in questo libro.

“Niente è più uguale di due cose che si oppongono” (Luciano Mondello)

“Libro che mi  ha cambiato la vita” (Oliviero Diliberto, Politico giurista e Accademico italiano)

 

Il Maestro esperto di magia nera scrive in forma anonima un libro su Ponzio Pilato nella Mosca atea degli anni trenta in cui Pilato si dispera per non aver impedito la Morte di Gesù.La passione tormentata tra il Maestro e Margherita, l’apparizione sotto mentite spoglie del diavolo (Woland)

Un romanzo che va oltre la satira politica contro il regime stalinista.Fantasia ed ironia, inquietudini metafisiche, fantasmi onirici.

 

 

“Non esiste una sola religione orientale, diceva Berlioz, in cui manche, di regola, una vergine immacolata che metta al mondo un dio.E i cristiani, senza inventare nulla di nuovo, crearono così il loro Gesù”

“Allora avvenne la metaformosi. La camicia rattoppata e le ciabatte scalcagnate sparirono. Woland apparve in una clamide nera con la sciabola d’acciaio al fianco.Egli s’avvicinò rapido a Margherita, le porse la coppa e disse in tono di comando: “Bevi!”, Margherita si sentì girare il capo. arretrò, ma la coppa le sfiorava già le labbra;due voci, ma non riuscì a capire di chi fossero, le sussurrarono in tutt’e due gli orecchi: “Non abbia paura, regina, il sangue è già disceso da molto tempo sulla terra.E là dov’è stato versato. crescono adesso grappoli d’uva”.

 

 

 

il maestro e margherita    Il Maestro e Margherita

Michail Bulgakov 

Anno di uscita 1966

Pagine 447

 

 

 

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Walt (Walter) Whitman.La poesia salverà il mondo

Walter Whitman, Il Cantore della libertà, nasce il 31 maggio 1819 a West Hills, e muore a Camden. Stati Uniti il 26 marzo del 1892

E’ stato Poeta, Scrittore e Giornalista tra i più influenti del panorama statunitense

La sua raccolta poetica “Foglie d’erba” è considerata come uno dei momenti più alti della letteratura americana.

La libertà o forse è meglio dire:Le libertà, d’amare, di vivere, di scoprire, di viaggiare, la libertà dell’anima.

Trovo Whitman uno dei poeti più contemporanei, nonostante sia morto da 200 anni

 

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato.

Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere nell’erba che amo, se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.
Lascia che l’anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi.
Mi contraddico? Ebbene si, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini.🦋
(Walt Whitman)

 

La poesia salverà il mondo

Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce,
il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi,
e l’alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù,
o arrancano lenti sul fondo,
Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d’aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
Lo squalo dall’occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
E passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell’aria così
densa che tanti respirano,
Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui
o all’aria sottile respirata da esseri che
al pari di noi su questa sfera
camminano,
Il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.

 

A uno sconosciuto

Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio ti guardo,
Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come un sogno),
Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita di gioia.
Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo,
mentre passiamo veloci uno vicino all’altro,
Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo,
o giovanetta.
Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio.
Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua carne,
passando, in cambio prendi la mia barba, il mio petto, le mie mani.
Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in disparte o mi sveglio di notte, tutto solo.
Devo aspettare, perché t’incontrerò di nuovo, non ho dubbi.
Devo vedere come non perderti più.

 

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

 

Mare

Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
Scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
E credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
Cullami sui molli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
Schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

Mare delle distese ondate,
Mare che esali vasti soffi convulsi,
Mare del sale di vita, delle non mai scavate e sempre aperte tombe,
Che urlando scolpisci tempeste, capriccioso e raffinato mare,
Io sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi.

Partecipe di influssi e di efflussi, io che esalto l’odio e la conciliazione,
Io che esalto gli amici, e quelli che dormono l’uno nelle braccia dell’altro.
Io sono colui che attesta la simpatia,
(Dovrei compilare la lista delle cose nella casa, e tralasciare la casa che le sostiene?)

Non sono solo il poeta della bontà, non mi rifiuto di essere al tempo stesso il poeta della malvagità.

Che sciocchezze sono mai queste sulla virtù e sul vizio?
Il male mi incalza, la riforma del male mi incalza, io resto indifferente,
Il mio passo non è quello di chi censura o rifiuta,
Io bagno le radici di tutto ciò che è cresciuto.

Temete che la perenne fecondità produca una qualche scrofola?
Ritenere che le leggi celesti debbano ancora venir rielaborate e rettificate?

Io trovo che un lato fa da contrappeso e che il lato sugli antipodi fa da contrappeso,
Cedevoli dottrine m’offrono un valido aiuto al pari di dottrine stabili,
Pensieri e atti del presente la nostra sveglia e mattutina partenza.

Questo minuto, che arriva fino a me dai decisioni trascorsi,
Nulla v’ha di meglio di questo e del presente.

Quanto si comportò bene nel passato, o si comporta bene oggi, non costituisce una tal meraviglia,
La meraviglia è e sarà come possa esistere un uomo meschino o empio.

 

O Capitano! mio Capitano!

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O Capitano! mio Capitano! alzati e ascolta le campane; alzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
É un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

 

5981446Foglie d’erba (1885), Walter Whitman

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Canto di una donna libera di Jasmin Darznik

Teheran 1950

“Come un uccello in gabbia,

la donna che scriveva poesie

non ha mai smesso

di cantare”

La frase poetica che accompagna il titolo del libro (molto bella) descrive già un po la vita della protagonista del libro di Jasmin Darznik Scrittrice Poetessa iraniana-americana

jasmine-E

nata proprio nella capitale iraniana Teheran nel 1973 e laureatasi  in giurisprudenza nell’Università della California, e che ha poi proseguito gli studi per conseguire il Dottorato in Letteratura inglese ed oggi insegna Letteratura e Scrittura a San Francisco.Ha scritto un Memoir che è stato un bestseller del New York Times e ha ricevuto numerosi premi.

 

Questo libro è ispirato alla storia vera della più grande poetessa persiana Forugh Farrokhzad (Teheran 29 dicembre 1934 – 13 febbraio 1967 Darband, Iran), spirito ribelle che sfida la società maschilista e patriarcale nell’Iran (Persia) degli anni 50/60.

“Ricorda il suo volo, poiché l’uccello è mortale” Forugh Farrokhzad

 

“E c’è una strada dove i ragazzi che mi amavano 

sono ancora lì

con i loro capelli spettinati e i colli sottili e le gambe magre,

pensano ancora al sorriso innocente di quella ragazza

che una sera il vento portò via con sé”. Forugh Farrokhzad 

 

Alcuni dialoghi e parti importanti del libro:

“La membrana di pelle è intatta” disse a mia madre quando lei rientrò.Sua figlia è ancora vergine.”

“Grazie a Dio” esclamò mia madre, alzando le mani al cielo emormorando una preghiera veloce.”E il certificato?”

“Ma certo”rispose la donna in tono leggero, glielo firmo io stessa, Khanoom.

 

Mio padre quando ero bambina non osavo mai chiamarlo “padre”, lui ce lo proibiva.

 

mia madre non si aspettava la felicità dal matrimonio (era stata educata a rinunciare espressamente a quella speranza), ma i suoi dubbio le sue paure non le impedirono di guardare al suo futuro, e il suo futuro era in tutto e per tutto suo marito.

 

“Nessuno pensa ai fiori

nessuno pensa ai pesci

nessuno vuole credere

che il giardino sta morendo,

che s’infiamma il cuore del giardino

sotto il sole

che piano piano si svuota

la memoria del giardino dei suoi verdi ricordi,

e i sensi del giardino

paiono ormai cosa spoglia

consumata nel giardino solitario”.

da:Mi fa pena il giardino

 

La mia testardaggine era il tormento di mia madre.Una bambina iraniana viene educata a essere silenziosa e mite, ma sin dalla primissima infanzia, io sono stata cocciuta, chiassosa e sfrontata.

 

“E questa sono io,

una donna sola

sul margine di una stagione fredda,

adesso che comprendo l’essenza sporca della terra

e la semplice triste disperazione del cielo

e l’impotenza di queste mani di cemento.

Mi penetra il freddo,

e odio gli orecchini come conchiglie,

mi penetra il freddo e so bene

che null’altro resta,

se non qualche goccia di sangue,

delle rosse illusioni di un papavero selvatico”.

 

da:Crediamo pure all’inizio della stagione fredda

 

“Se la poesia è emozione che diventa incendio, allora Forugh Farrokhzad era fatta di fuoco.Canto di una donna libera è un resoconto preciso e potente della necessità di opporsi e dire la propria. e delle conseguenze del coraggio.” BookPage

 

Bella sorpresa questo primo libro di Jasmin Darznik, ogni pagina è interessante ed è facile immedesimarsi nella protagonista del libro.

La Persia di quegli anni era una nazione che si stava apprestando a diventare quella dello Scià Reza Pahlavi che rese il paese moderno e molto vicino a quella che era la cultura occidentale pur nel rispetto dei sacri principi persiani.

La storia della poetessa Farugh Farrokhzad pur nella differenza della sua poesia è simile a quella che ancora molte giovani non solo iraniane si ritrovano ancora a vivere:una prigione fatta da una società patriarcale, maschilista e fanatica (non solo religiosa).

La lettura di questo libro è consigliatissima.

Edizioni Piemme Libri

Traduzione di:Valentina Daniele

Acquistabile da: L’ Aleph Libri di Lipari in via Guglielmo Marconi

 

canto di una donna libera
Edizioni Piemme Libri

 

 

 

 

 

 

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Fernando Pessoa.Ho mal di testa e d’Universo

Il mondo vero

Quando si è negata la verità, non abbiamo altro con cui intrattenerci se non la menzogna.Intratteniamoci con essa, reputandola però come tale e non come verità;se ci viene in mente un’apoteosi metafisica, non facciamone la menzogna di un sistema (in cui essa sia la verità) ma la verità di una poesia o di un racconto – verità nel sapere che è menzogna, senza così mentire. (Fernando Pessoa, Fantasie di interludio)

 

Quella del titolo è una  citazione che in piccola parte serve a comprendere il personaggio (?) Fernando Pessoa.

Un viaggio per i tanti meandri dell’anima, la psichiatria, Poesia, personalizzazione e spersonalizzazione.

Leggere Pessoa, i libri per intero, e non le poesie e non le citazioni.

Confesso che Pessoa mi ha un po sconvolto la vita e mi ha aiutato a capire le tante sfaccettature della mia personalità.

Forse siamo un po tutti Borderline, dipende ovviamente dalla personalità prevalente.

«Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile.» (Fernando Pessoa)

I vari Eteronimi di Pessoa.

Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, sono i tre più importanti.

“Fernando Pessoa non riuscì mai a essere sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po di più chi siamo noi”. (Josè Saramago)

In una lettere di risposta a Adolfo Monteiro, direttore di una rivista di Coimbra (città portoghese) a proposito dei suoi eteronimi Pessoa scrive:

Ho posto in Alberto Caneiro tutte le mie capacità di spersonalizzazione drammatica, ho posto in Ricardo Reis tutta la mia disciplina mentale, adornata della musica che le è propria, ho posto in Alvaro de Campos tutta l’emozione che non do ne a me ne alla vita.E pensare caro Casais Monteiro, che tutti costoro devono essere, ai fini della pubblicazione, posticipati a Fernando Pessoa, impuro e semplice!

Per quanto riguarda la genesi degli eteronimi, Pessoa continua:Comincio dall’aspetto psichiatrico.L’origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che c’è in me.Non so se sono semplicemente isterico, o se sono, più propiamente, un istero-nevrastenico.Propendo per questa seconda ipotesi, perché ci sono in me fenomeni di abulia, che l’isteria, propriamente detta, non comprende nella letteratura medica di suoi possibili sintomi.In un verso o nell’altro, l’origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza  organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione.Questi fenomeni felicemente per me e per gli altri, si sono in me mentalizzati:voglio dire che non si sono manifestati nella vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri;mi esplodono dentro, e li vivo da solo con me stesso.Se fossi una donna – nella donna i fenomeni isterici prorompono in attacchi nervosi e cose simili- in Alvaro de Campos (il più istericamente isterico di me) sarebbe un allarme per il vicinato.Ma sono un uomo- e negli uomini l’isteria assume principalmente aspetti mentali;così tutto finisce in silenzio e poesia…

Fin da bambino ho avuto la tendenza per creare attorno a me un mondo fittizio, di circondarmi di amici e conoscenti mai esistiti.(Non so , ben inteso, se realmente non siano mi esistiti, o se sono io che non esisto.In queste cose, come in tutte, non dobbiamo essere dogmatici.)Da quando mi conosco come colui che chiamo IO, mi ricordo di aver mentalmente nell’aspetto, nei movimenti, nel carattere e nella storia varie figure irreali che erano pertanto visibili e mie come le cose di ciò che chiamiamo, forse abusivamente, la vita reale.Questa tendenza, che mi viene da quando mi ricordo di essere un IO, mi ha accompagnato sempre, mutando un po il movimento musicale con cui mi incanta, ma non alterando mai la maniera di incantare. (Fernando Pessoa)

“Non so quante anime ho.

Ogni momento mutai,

Continuamente mi estraneo.

Mai mi vidi né trovai.

Di tanto essere, solo ignoro.

Mi cambiarono sempre il prezzo.

Chi vede è solo quel che vede.

Chi sente non è chi è”.

(Fernando Pessoa)

 

Dicono che fingo o invento

Tutto quel che scrivo, No.

Io semplicemente sento

Con l’immaginazione.

Non adopero il cuore.

Tutto quello che sogno o che mi accade,

Ciò che finisce o mi viene a mancare,

E’ come una terrazza

Che dà su qualcos’altro,

E’ tutt’altro che bello.

Perciò scrivo stando in mezzo

A quel che non mi è vicino,

Libero dal mio coinvolgimento,

Serio in ciò che non è.

Sentire?Che senta chi legge!

(Fernando Pessoa, Fantasie di interludio)

 

Fernando Pessoa

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gabriel Garcia Marquez. Biografia, Poesia e citazioni

Il suo primo libro letto è stato “Cent’anni di solitudine”.Credo si trattasse dell’estate del 95, Macondo e la famiglia Buendìa diventarono un po il mio paese e i miei familiari

Da allora in poi, ho fatto di tutto perché nella mia piccola biblioteca ci fossero proprio tutti i libri di “Gabo” così come veniva amichevolmente chiamato Gabriel Garcia Marquez

Nasce ad Aracataca (Colombia) nel 1928, anche se il padre sosteneva che si trattasse di un anno prima (1927), ed era il primo di ben sedici figli.

Fu Giornalista in Colombia sino al 1955, ma dopo il colpo di stato ad opera del Generale Pinilla Rojas, si trasferisce in Europa.

Torna in Sudamerica nel 58 in Venezuela, poi dopo la rivoluzione torna a Cuba.Dove riprende la sua attività di giornalista.Nel 1961 si trasferisce a Città del Messico dove rimarrà per circa sei anni.Si sposterà ancora successivamente, a Barcellona.Grazie al successo di “Cent’anni di solitudine” prende a girare tutto il mondo dimostrando la sua attività contro il fascismo dell’America Latina.Nel 1982 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.L’ultimo dei suoi libri usciti mentre era ancora vivo è “Memoria delle mie puttane tristi” del 2004, uscito in Italia nel 2005.

Alcune Opere:

Foglie Morte (1955) fogliemorte-1977

cent'anni

Cent’anni di solitudine (1967)

amore-ai-tempi-del-colera-320x498

L’amore ai tempi del colera (1985)

amore e demoni

Dell’amore e di altri demoni (19994)

memoria libro

Memoria delle mie puttane tristi (2004)

 

La Marionetta
Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa
e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi ,
perdiamo sessanta secondi di luce.
Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice,
mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore,
scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole.
Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh,
una poesia di Benedetti e una canzone di Serrat;
sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei loro petali…
Dio mio, se avessi un pezzo di vita…
non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l’amo.
Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare
che si smette di innamorarsi quando si invecchia,
senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi uomini…
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna,
senza sapere che la vera felicità è nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto
soltanto quando devi aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi,
anche se più di tanto non mi serviranno,
perché quando leggerete questa lettera starò morendo, infelicemente.

 

“Le cose hanno vita propria”proclamava lo zingaro con aspro accento, “si tratta soltanto di risvegliargli l’anima”. (Cent’anni di solitudine)

“Non ce ne andremo” disse.”Restiamo qui, abbiamo avuto un figlio. “Non abbiamo ancora avuto un morto” disse lui. “Non si è di nessuna parte finché non si ha un morto sotto terra.” Ursula ribatté, con dolce fermezza:”Se è necessario che io muoia perché gli altri restino qui, allora lo farò.” (Cent’anni di solitudine)

“I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.” (L’amore ai tempi del colera)

“Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è starci seduto vicino e sapere che non lo potrai avere mai.”

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” (Vivere per raccontarla)

“Mia madre mi chiese di accompagnarla a vendere la casa.Era arrivata quel mattino a Barranquilla dal paese lontano dove viveva la famiglia e non aveva la minima idee su come trovarmi.Domandando qui e là fra i conoscenti, le indicarono di cercarmi nella libreria o nei caffè li accanto, dove mi recavo due volte al giorno a chiacchierare coi miei amici scrittori.Chi glielo disse, l’avvertì;”Ci stia attenta perché sono dei pazzi scatenati”. (Vivere per raccontarla)

“La mia età sessuale non mi ha mai preoccupato, perché i miei poteri dipendevano più dalle donne che da me, e loro sanno il come e il perché quando vogliono.” (Memoria delle mie puttane tristi)

“Non c’è vecchio che dimentichi dove ha nascosto il suo tesoro.” (Memoria delle mie puttane tristi”.

 “Non puoi morire senza aver provato la meraviglia di scopare per amore.” (Memoria delle mie puttane tristi)

 

 

 

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Rileggiamoli:Alberto Moravia.Il Conformista

Condigli di lettura:

Alberto Moravia

“Il Conformista”

Uscita:1951

Pagine 354

Diciamo che ho letto il libro dopo aver visto il Film di Bertolucci, al contrario, probabilmente non avrei lo avrei mai visto dato che odio vedere i film sui libri letti.

E conoscevo Moravia più come personaggio che come Scrittore, anche per via dei suoi rapporti con donne a loro volta conosciute quali:Elsa Morante e Dacia Maraini (Scrittrici a loro volta).

Ma tornando a “il Conformista”, confesso di averlo acquistato anche perché me lo sono quasi ritrovato sotto il naso dato che ero andato in edicola solo per comprare un Quotidiano e il fatto che costasse poco ha inciso sicuramente.

La storia conosciuta è quella dell’inquietudine e di sensi di colpa del personaggio principale:Marcello.

Una madre libertina e un padre assente e pieno di sensi di colpa segnano l’infanzia del bambino Marcello.

Il bambino subirà un tentato stupro ed ucciderà?Il suo aguzzino.

La sua inquietudine, mai del tutto sopita durante quegli anni, non aveva mai considerato le conseguenze materiali del fatto.Per vedere, invece, quale sentimento gli ispirasse la conferma della morte di Lino.

Alberto Moravia
Pubblicato in: libri

Edicola

AGATHE



Cominciamo con “L’ora di Agathe” della Scrittrice, psicologa Anne Catherine Bomann che vede come personaggio protagonista uno psichiatra nella Parigi degli anni 90 tra la solitudine e la scoperta tardiva dell’erotismo.

Uno Psicanalista in fondo dice la Bomann:è uno che si ritrova ad ascoltare le storie degli altri senza mai parlare si se.

E’ un po la paura di vivere la propria vita.

Romanzo*

Autore:Anne Catherine Bomann

Pubblicato 12/02/2019

Traduzione:M.V d’Avino