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Delicata e forte come una Donna. Poesie

Le persone migliori conosciute nella mia vita sono tutte donne.

A loro è dedicato questo spazio e queste poesie, spazio che riempiremo di tanto in tanto anche con vostri suggerimenti.

Siciliana

di Luciano Mondello

Il fuoco e il mare sei

Sei terra asciutta e pur fertile

Calda e accogliente come il tuo sole

Sei occhi scuri e profondi come la notte.

Sei figlia, mille volte madre e sorella

Sei sangue caldo di lava

Sei donna e sei dea

Sei pelle di luna e casa

accogliente la sera

Riparo i tuoi seni

ospitali quando

mi sento stanco

e perduto.

Hai chiuso gli occhi
di Giuseppe Ungaretti
Hai chiuso gli occhi
Nasce una notte
piena di finte buche,
di suoni morti
come di sugheri
di reti calate nell’acqua.
 
Le tue mani si fanno come un soffio
d’inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.
 
E l’equivoco della luna
e il dondolio, dolcissimi,
se vuoi posarmele sugli occhi,
toccano l’anima.
 
Sei la donna che passa
come una foglia.
 
E lasci agli alberi un fuoco d’autunno.

La vita non mi spaventa

di Maya Angelou

Ombre sul muro
Rumori lungo il corridoio
La vita non mi spaventa per niente
Cani infuriati che latrano
Enormi fantasmi in una nuvola
La vita non mi spaventa per niente
La vecchia cattiva Mamma Oca
I leoni in libertà
Non mi spaventano per niente
Draghi che sputano fiamme
Sul mio copriletto
Non mi spaventano per niente
Io faccio “buh”
Dico “pussa via”
Mi diverto
A vederli correre
Non piangerò
Così voleranno via
Mi basta sorridere
Per farli impazzire
La vita non mi spaventa per niente
Ragazzi violenti che fanno a botte
Tutta sola di notte
La vita non mi spaventa per niente
Pantere nel parco
Estranei al buio
No, non mi spaventano per niente
Quella nuova classe dove
Tutti i ragazzi mi tirano i capelli
(Ragazzine smorfiose
Dai capelli ricci)
Non mi spaventano affatto
Non mostratemi rane e serpenti
Aspettandovi che io urli
Se mi spavento
Lo faccio solo nei miei sogni
Ho un incantesimo
Nascosto nella manica,
Posso camminare sul fondo del mare
Senza bisogno di respirare
La vita non mi spaventa per niente
Per niente
Per niente
La vita non mi spaventa per niente.

Per donne forti
di Marge Piercy
Una donna forte è quella che tira la corda.
Una donna forte è una donna che sta
in punta di piedi a sollevare pesi
mentre cerca di intonare il Boris Godunov.
Una donna forte è una donna intenta
a svuotare il pozzo nero degli anni,
e mentre spala racconta
di come non le importa di piangere, il pianto stura
i dotti lacrimali, e vomitare
sviluppa gli addominali, e
continua a spalare tirando su
dal naso.
Una donna forte è una donna nella cui mente
una voce ripete, te l’avevo detto,
brutta cattiva, puttana, musona, strillona, strega,
rompipalle, nessuno ricambierà mai il tuo amore,
perché non sei femminile, perché non sei
dolce, perché non stai zitta, perché
non sei morta?
Una donna forte è una donna determinata
a fare qualcosa che altri sono determinati
a non farle fare. Cerca di sollevare il coperchio di piombo
di una cassa da morto. Cerca di alzare
con la testa un tombino. Prova
a sfondare a testate una parete d’acciaio.
La testa le fa male. Chi aspetta che il buco
sia fatto dice, più in fretta, sei così forte.
Una donna forte è una donna che sanguina
dentro. Una donna forte è una donna che si fa
forte ogni mattina, mentre i denti s’allentano
e la schiena duole. Ogni bambino,
un dente, sentenziavano le levatrici, ed ora
ogni battaglia una ferita. Una donna forte
è un mucchio di cicatrici che fanno male
quando piove e di ferite che sanguinano
quando le urti e di memorie che si svegliano
di notte e marciano avanti e indietro.
Una donna forte è una donna che ha bisogno assoluto d’amore
come d’ossigeno oppure diventa cianotica.
Una donna forte è una donna che ama
fortemente e piange fortemente e fortemente
è terrorizzata e ha forti desideri. Una donna forte è forte
in parole, opere, relazioni, sentimenti,
non è forte come una roccia ma come una lupa
che allatta i suoi piccoli. La forza non è in lei, ma lei
la mette in moto come il vento che gonfia una vela.
Ciò che le dà sollievo è che gli altri la amino
ugualmente per la sua forza e la debolezza
da cui sgorga, lampo da una nuvola.
Il lampo abbaglia. Nella pioggia, si sciolgono le nuvole.
Solo l’acqua delle relazioni rimane,
e ci attraversa. Forti ci facciamo
l’una con l’altra. Finché non saremo forti tutte assieme
una donna forte è una donna fortemente spaventata.
(traduzione di Loredana Magazzeni)
Una donna squisita
di Gabriel Garcia Marquez
Una donna squisita non e’ quella che ha più  uomini ai suoi piedi, ma quella che ne ha uno solo che la rende veramente felice Una donna bella non e’ la più giovane, ne’ la più magra, ne’ quella che ha la pelle più liscia, o i capelli più attraenti, e’ quella che anche solo con un sincero e aperto sorriso e un buon consiglio, può rallegrarti la vita 

Una donna di valore non e’ quella che ha più titoli, ne’ più  incarichi accademici, e’ quella che sacrifica temporaneamente il suo sogno per rendere felici gli altri 

Una donna squisita non e’ la più ardente (quantunque se me lo chiedessero, tutte le donne sono ardenti, quelli che non abbiamo passione siamo noi uomini) ma quella che vibra facendo l’amore solamente con l’uomo che ama. 

Una donna interessante non e’ quella che si sente lusingata nell’essere ammirata per la sua bellezza ed eleganza, ma e’ la donna dal carattere fermo che sa dire NO. 

e un uomo….. 

Un uomo squisito e’ quello che apprezza una donna cosi’
che si senta orgoglioso di averla come compagna 

che sa accarezzarla come un musicista virtuoso “tocca” il suo strumento 

che lotta a suo lato compartendo tutti i ruoli, dal lavare i piatti a servire la trippa, fino a restituirle le carezze e le attenzioni che lei gli ha già riservato. 

la verità cari uomini e’ che le donne nell’essere “machos” ci recano grande aiuto 

Che coglioni siamo stati e siamo quando apprezziamo un regalo solo per la vistosita’ della confezione 

Coglione e mille volte coglione l’uomo che mangia merda per la strada avendo una deliziosa pietanza in casa 

Quando l’uomo entra nella donna 

di Anne Sexton

Quando l’uomo
entra nella donna,
come un’onda che addenta la spiaggia,
ancora e ancora,
e la donna spalanca la bocca di piacere
e le brillano i denti
come un alfabeto,
il Verbo appare mentre munge una stella,
e l’uomo
dentro la donna
stringe un nodo
così da non essere
mai più separati
e la donna sale su un fiore
ne ingoia lo stelo
e il Verbo appare
a liberare i loro fiumi. 
 
Quest’uomo,
questa donna
nella loro duplice fame,
cercano di spingersi oltre
la cortina di Dio
e per un attimo ci riescono,
ma Dio
nella Sua perversità
scioglie il nodo. 

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Giorgio Caproni.Poesie, Biografia e Citazioni

  Giorgio Caproni è nacque a Livorno il 7 gennaio del 1012  è morì a Roma il 22 gennaio del 1990.Nel 935 consegue il diploma magistrale e si trasferisce a Roma.Combatterà la Seconda guerra mondiale ma in seguito diventerà partigiano in Valtrebbia, sull’Appennino Ligure.Tra i suoi punti di riferimento il Poeta Umberto Saba.La sua prima opera è la Silloge intitolata “Il passaggio di Enea”.

Giorgio_Caproni_1

“Che cos’è la gloria?

Questa è proprio una domanda a cui non so rispondere. Non sono un santo…”

“La vita, una volta che è data, non la si può togliere. Chi non la desidera, non la dia. Tanto più che dando una vita non è che si faccia, da un punto di vista non-cristiano, un grosso regalo. Perché la vita è più sofferenza che gioia: a maggior ragione, quindi, non bisogna stroncarla. Semmai, bisogna cercare di aiutarla.”

                    “ Vorrei aver speso meglio quella che Machado chiamava la monedita del alma. ”

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa Continua a leggere “Giorgio Caproni.Poesie, Biografia e Citazioni”

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Jacques Prévert.L’Amore

Nato a Neuilly-sur-Seine, a nord-ovest di Parigi, e morto nel’aprile del 1977 ad Omonville-la-Petite

Poeta e Sceneggiatore teatrale

La sua prima raccolta “Parole” la pubblica nel 1945 e ottiene subito il successo, anche se il maggiore successo lo deve a “Le foglie morte”.

Prévert è conosciuto come il Poeta degli innamorati e delle nuove generazioni.

 

“Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss’altro che per dare l’esempio.” 

“La differenza tra un intellettuale e un operaio? L’operaio si lava le mani prima di pisciare e l’intellettuale dopo.” 

Le foglie morte

Oh! Vorrei tanto che tu ricordassi
i giorni felici quando eravamo amici.
La vita era più bella.
Il sole più bruciante.
Le foglie morte cadono a mucchi…
Vedi: non ho dimenticato.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti
e il vento del nord le porta via
nella fredda notte dell’oblio.
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi.
É una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti.
Ma il mio amore silenzioso e fedele
sorride ancora e ringrazia la vita.
Ti amavo tanto, eri così bella.
Come potrei dimenticarti.
La vita era più bella
e il sole più bruciante.
Eri la mia più dolce amica …
Ma non ho ormai che rimpianti.
E la canzone che cantavi
sempre, sempre la sentirò.
E’ una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.

 

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Alicante

Un’arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita.

 

Questo amore

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi tu abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

 

Il mazzo di fiori

Che fai laggiù bambina
Con quei fiori appena colti
Che fai laggiù ragazza
Con quei fiori seccati fiori
Che fai laggiù bella donna
Con quei fiori che appassiscono
Che fai laggiù già vecchia
Con quei fiori che muoiono
Aspetto il vincitore.

Baciami

In un quartier della ville Lumiere
Dove fa sempre buio e manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Lei era sulle scale
Lui accanto a lei e lei accanto a lui
Faceva notte
C’era un odore di zolfo
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici
E lei gli diceva
È buio qui
Manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Il sole del buon Dio non brilla da noi
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi
Stringimi tra le braccia
Baciami
Baciami a lungo
Baciami
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Qui si crepa di tutto
Dal caldo e dal freddo
Si gela si soffoca
Manca l’aria
Se tu smettessi di baciarmi
Credo che morirei soffocata
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io
In due ne abbiamo trenta
A trent’anni non si è più ragazzi
Abbiamo l’età per lavorare
Avremo pure diritto di baciarci
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Baciami!

 

 

 

 

Sabbie Mobili

Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

 

Libri di Jacques Prévert

  • tre fiammiferi accesi
  • Paroles, 1946.
  • Spectacles, 1951.
  • La pluie et le beau temps, 1951.
  • Histoires, et d’autres histoires, 1963.
  • Arbres, 1976.
  • Soleil de nuit, postumo, 1980.
  • Déjeuner du matin.

● les enfants qui s’ aiment

  • Poesie, Modena, Guanda, 1960.
  • Il Prévert di Prévert, Milano, Feltrinelli, 1967. [antologia di testi tratti da: ParolesSpectacle, La pluie et le beau temps]
  • Immenso e rosso. (Il Prévert di Prévert, II), Milano, Feltrinelli, 1967. [antologia di testi tratti da: ParolesSpectacle, La pluie et le beau temps]
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Giornata mondiale della Poesia. 21 Marzo

21 marzo – Giornata mondiale della poesia, Istituita dall’Unesco

Patrimonio documentale iscritto al Registro della Memoria del Mondo e relativo alla poesia.

(Riempiremo di volta in volta questo spazio di nuove poesie)poesia2

Pablo Neruda – Ode alla Poesia (Odi elementari)

Da circa cinquanta anni
cammino
con te, Poesia.
In principio
mi impigliavi i piedi
e cadevo bocconi
sulla terra scura
o affondavo gli occhi
nello stagno
per vedere le stelle.
Più tardi ti cingesti
a me con le braccia dell’amante
ed entrasti
nel mio sangue
come un convolvolo.
Poi
ti trasformasti in coppa.

Bello
fu
andarti spargendo senza consumarti,
consegnare la tua acqua inesauribile,
vedere che una goccia
cadeva sopra un cuore bruciato
rivivendo dalle sue ceneri.
Ma
non mi bastò.
Tanto andai con te
che ti perdetti di rispetto.
Cessai di vederti come
una naiade vaporosa,
ti misi a lavorare come lavandaia,
a vendere pane nelle panetterie,
a filare con le semplici tessitrici,
a battere il ferro nell’industria metallurgica.
Insieme a me continuasti
a camminare per il mondo,
ma non eri più
la florida
statua della mia infanzia.
Ora
parlavi
con voce ferrea.
Le tue mani
divennero dure come pietre.
Il tuo cuore
fu un’abbondante
sorgente di campane,
elaborasti il pane a piene mani,
mi aiutasti
a non cader bocconi,
mi cercasti
compagnia,
non una donna,
non un uomo,
ma mille, milioni.
Insieme, Poesia,
andammo
al combattimento, allo sciopero,
alla sfilata, nei porti,
nella miniera,
e risi quando uscisti
con la fronte macchiata di carbone
o incoronata dalla segatura fragrante
delle segherie.
Non dormivamo più per le strade.
Ci aspettavano gruppi
di operai con camicie
appena lavate e con bandiere rosse.

E tu, Poesia,
prima così disgraziatamente timida,
fosti
in testa
e tutti
si abituarono al tuo vestito
di stella quotidiana,
perché sebbene qualche lampo tradì la tua famiglia
portasti a termine il tuo compito,
la tua marcia nella marcia degli uomini.
Ti chiesi di essere
utilitaria e utile,
come metallo o farina,
disposta ad essere aratro,
attrezzo,
pane e vino,
disposta, Poesia,
a lottare corpo a corpo
e a cadere dissanguandoti.

E ora,
Poesia,
grazie, sposa,
sorella o madre
o fidanzata,
grazie, onda marina,
fiore d’arancio e bandiera,
motore di musica,
lungo petalo d’oro,
campana sottomarina,
granaio
inestinguibile,
grazie
terra di ognuno
dei miei giorni,
vapore celeste e sangue
dei miei anni,
perché mi accompagnasti
dalla vetta più rarefatta
fino alla semplice tavola
dei poveri,
perché mettesti nell’anima mia
sapore ferruginoso
e fuoco freddo,
perché mi innalzasti
fino all’insigne sommità
degli uomini comuni,
Poesia,
perché mentre con te
andavo consumandomi
continuavi
a sviluppare la tua freschezza eterna,
il tuo impeto cristallino,
come se il tempo
che poco a poco mi trasforma in terra
lasciasse scorrere eternamente
le acque del mio canto.

Khalil Gibran – Il Salvagente

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.

William Shakespeare – Tu sei per la mia mente

Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.

Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te,
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.

Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,

se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto, e d’ogni cosa privo.

Giovanni Pascoli – La cavalla storna

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.

I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.

Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;

che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.

Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:

“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;

il primo d’otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l’uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.

Tu c’hai nel cuore la marina brulla,
tu dai retta alla sua voce fanciulla”.

La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:

“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

lo so, lo so, che tu l’amavi forte!
Con lui c’eri tu sola e la sua morte

O nata in selve tra l’ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;

sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:

adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l’agonia…”.

La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.

“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

oh! due parole egli dové pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.

Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,

con negli orecchi l’eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:

lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole”.

Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l’abbraccio’ su la criniera.

“O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!

a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona… Ma parlar non sai!

Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!

Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise:
esso t’è qui nelle pupille fise.

Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t’insegni, come”.

Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.

La paglia non battean con l’unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.

Emily Dickinson – So che è Poesia

Se leggo un libro che mi gela tutta,
così che nessun fuoco possa scaldarmi,
so che è poesia.

Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa,
so che quella è poesia.

Alda Merini – L’amore

L’amore è sofferenza,
pianto, gioia, sorriso.
L’amore è felicità,
tristezza e tormento.
Non si ama con il cuore,
si ama con l’anima
che si impregna di storia.
Non si ama se non si soffre
e non si ama
se non si ha paura di perdere.
Ma quando ami vivi,
forse male, forse bene, ma vivi.
Allora muori
quando smetti di amare,
scompari quando non sei più amato.
Se l’amore ti ferisce,
cura le tue cicatrici
e credici, sei vivo…
Perché vivi per chi ami
e per chi ti ama.

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Walt (Walter) Whitman.La poesia salverà il mondo

Walter Whitman, Il Cantore della libertà, nasce il 31 maggio 1819 a West Hills, e muore a Camden. Stati Uniti il 26 marzo del 1892

E’ stato Poeta, Scrittore e Giornalista tra i più influenti del panorama statunitense

La sua raccolta poetica “Foglie d’erba” è considerata come uno dei momenti più alti della letteratura americana.

La libertà o forse è meglio dire:Le libertà, d’amare, di vivere, di scoprire, di viaggiare, la libertà dell’anima.

Trovo Whitman uno dei poeti più contemporanei, nonostante sia morto da 200 anni

 

Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato.

Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere nell’erba che amo, se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.
Lascia che l’anima rimanga fiera e composta di fronte ad un milione di universi.
Mi contraddico? Ebbene si, mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini.🦋
(Walt Whitman)

 

La poesia salverà il mondo

Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce,
il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi,
e l’alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù,
o arrancano lenti sul fondo,
Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d’aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
Lo squalo dall’occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
E passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell’aria così
densa che tanti respirano,
Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui
o all’aria sottile respirata da esseri che
al pari di noi su questa sfera
camminano,
Il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.

 

A uno sconosciuto

Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio ti guardo,
Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come un sogno),
Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita di gioia.
Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo,
mentre passiamo veloci uno vicino all’altro,
Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo,
o giovanetta.
Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio.
Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua carne,
passando, in cambio prendi la mia barba, il mio petto, le mie mani.
Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in disparte o mi sveglio di notte, tutto solo.
Devo aspettare, perché t’incontrerò di nuovo, non ho dubbi.
Devo vedere come non perderti più.

 

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

 

Mare

Mare! Anche a te io mi affido – capisco ciò che vuoi dirmi,
Scorgo da riva le curve tue dita che invitano,
E credo che allontanarti non vuoi prima d’avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro insieme, mi spoglio, portami lungi, che non veda più terra,
Cullami sui molli tuoi cuscini, cullami in ondoso assopimento,
Schizzami di sprilli amorosi, ché io ben saprò ripagarti.

Mare delle distese ondate,
Mare che esali vasti soffi convulsi,
Mare del sale di vita, delle non mai scavate e sempre aperte tombe,
Che urlando scolpisci tempeste, capriccioso e raffinato mare,
Io sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi.

Partecipe di influssi e di efflussi, io che esalto l’odio e la conciliazione,
Io che esalto gli amici, e quelli che dormono l’uno nelle braccia dell’altro.
Io sono colui che attesta la simpatia,
(Dovrei compilare la lista delle cose nella casa, e tralasciare la casa che le sostiene?)

Non sono solo il poeta della bontà, non mi rifiuto di essere al tempo stesso il poeta della malvagità.

Che sciocchezze sono mai queste sulla virtù e sul vizio?
Il male mi incalza, la riforma del male mi incalza, io resto indifferente,
Il mio passo non è quello di chi censura o rifiuta,
Io bagno le radici di tutto ciò che è cresciuto.

Temete che la perenne fecondità produca una qualche scrofola?
Ritenere che le leggi celesti debbano ancora venir rielaborate e rettificate?

Io trovo che un lato fa da contrappeso e che il lato sugli antipodi fa da contrappeso,
Cedevoli dottrine m’offrono un valido aiuto al pari di dottrine stabili,
Pensieri e atti del presente la nostra sveglia e mattutina partenza.

Questo minuto, che arriva fino a me dai decisioni trascorsi,
Nulla v’ha di meglio di questo e del presente.

Quanto si comportò bene nel passato, o si comporta bene oggi, non costituisce una tal meraviglia,
La meraviglia è e sarà come possa esistere un uomo meschino o empio.

 

O Capitano! mio Capitano!

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O Capitano! mio Capitano! alzati e ascolta le campane; alzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
É un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

 

5981446Foglie d’erba (1885), Walter Whitman

Pubblicato in: Citazioni, poesie

Luciano Mondello.Versi di Mare

Prossimamente ci conosceremo meglio e oltre alle mie poesie e citazioni sul mare potrete (volendo) leggere anche poesie e racconti miei su vari argomenti.

Ma gestendo una pagina sul mare e sulle Eolie ed essendo anche un’amante della poesie e della letteratura in generale, ho dovuto anche adattarmi. Bellezze Eoliane

Sono stato tra i primi alle Eolie ad accompagnare le foto delle isole e del mare con le poesie, anche per dare sfogo a quel mare che ho dentro e che ogni tanto rischia di straripare…

Tutti ciò che leggerete è opera mia.

Citazioni, Aforismi e Poesie

“Considero prigione qualsiasi posto da cui non si vede il mare”

“Il mare crea indipendenza”

Chi è nato su un’isola ha un piede ben saldo per terra e l’altro nel mare”

“Mi piace chi sa stare in silenzio davanti al mare,chi sa ascoltare senza interrompere, la sincerità, chi ti guarda negli occhi senza parlare…
I puntini di sospensione…chi lascia immaginare…”

“Vivo appoggiato sull’infinito”

“Abbiamo occhi grandi che guardano sempre l’orizzonte, e
viviamo di grandi passioni:sappiamo incendiare il mare.”

“La tua anima cercava un’isola,
una solitudine, il vento sopra il mare…”

“C’è chi “vive” sul mare, e chi invece abita in città”

“Io vivo qui, in ogni goccia di questo mare,nell’aria,sulla nuvola che passa…”

“Il confine della mia isola è l’orizzonte”.

“Una piccola isola come idea di vita,un piccolo scoglio a cui aggrapparsi…
Un universo dentro il mare dell’anima”

“Anche il cuore è un’isola”

“S’impara la lingua del mare, s’impara ad ascoltarsi l’anima”

“Sentimi nel sole,e nel vento.
Questo io sono:il sale,e l’onda.
Nell’aria come una nuvola.
Nel mondo che ti circonda”

“Sei nato su un’isola.

Sei uno spirito libero.

Sai di acqua e di sale.

Di sole, di vento e di mare”

“Ho sempre pensato ai volti della gente di mare come ai racconti;ti basta guardarli in faccia o negli occhi per leggerne le tante storie.
Ogni piccola ruga un’avventura.
Il mare è leggenda infinita”

 

“La mia piccola casa sul mare
ha carezze di luna
Il sole le fa da lampada
Le stelle un morbido
tappeto”

Ogni volta che vorrai sentirmi,tu prova ad afferrare un po d’acqua di mare nel palmo della mano…ecco,io sarò li’!

“Io e l’onda…

“Gocce dello stesso mare”

“All’alba nei colori e nel profumo del mare col sole che nasce dentro io rivedo la mia nascita e ritrovo ogni volta le mie origini”

“Quando verrai a trovarmi nella mia casa al mare,
allora sarà già estate.
Prepareremo una cena a base di frutti di mare
e di terra.
Dopo alla luce soffusa di un lume,ci metteremo fuori in terrazza a guardare le stelle luccicanti muoversi sul mare,
Tu mi leggerai come sempre una poesia d’amore.
Io ti ascolterò in silenzio tenendoti la mano e contandoti i battiti
del cuore”

“Possiamo andare dove vogliamo ma le nostre radici pur se invisibili agli occhi rimangono ben salde nella terra in cui siamo nati”

“Ti guardavo mentre guardavi il mare
E lo vedevo attraverso i tuoi occhi
limpidi e sinceri
Ascoltavo in silenzio il tuo respiro…
Mano nella mano sincronizzavo
i nostri battiti del cuore
Beethoven complice in sottofondo
I tuoi capelli neri mossi dal vento
erano onde sinuose in cui sperare d’
annegare..”

“Vivere su un’isola a volte non è facile,è tutto scandito dagli elementi:vento,sole,fuoco,e mare.
Ma se la sai ascoltare ti regalerà momenti emozionanti,e le albe e i tramonti più belli saranno tuoi.
Correrai col vento,canterai col mare,galleggerai sull’infinito”

“Per me l’alba profuma di mare.

Il tramonto, il sole
l’orizzonte e il cielo
profumano di mare.
I saluti,i sorrisi,le carezze,
la pasta e il pane.
E i baci,quelli hanno anche
il sapore del mare”

”E’ impossibile lasciare veramente un’isola perché te la porterai per sempre nel cuore, come l’odore del mare che percepirai in un piccolo alito di vento, anche nei posti lontani dal mare…ti basterà una semplice piccola fotografia”

“A volte giro le spalle al mondo e apro l’anima al mare.
Quando ho bisogno di ritrovare serenità
Quando il mondo soffoca
Quando il rumore si fa forte
Io ritorno al mare….”

“E’ tutto mare.
C’è il mare che ti spinge
ad andare,
e quello che ti obbliga
a restare.
C’è un mare di parole,
da dire e da trattenere.
C’è un mare di gente,
che viaggia,che scappa,
che annega…
E ci sono le storie da
raccontare e quelle che
restano giù nel fondo,
o quelle che tornano
a galla da sole…”

“Basta avere una casa con una finestra sul mare per inventarsi viaggi straordinari.”

“Siamo fatti di sudore e lacrime,amare come il mare:sanno di vita e di passione.”

“Albe
Tramonti
Sole
Fuoco
Cielo
Mare
Terra
Anima
Spirito
Tutto è collegato”

“Ti comprerò una casa sul mare,
proprio lì, davanti alla spiaggia
dove ogni mattina spunta il sole, i nostri bambini
giocheranno tra i sassi fino all’imbrunire,
ceneremo di sera sotto la luce delle stelle,
e la notte qualcuno accenderà un fuoco
e canterà canzoni d’amore tutte dedicate a te.”

“Sarò la scintilla che accende il fuoco.
Il rombo, il boato che precede la tempesta.
L’onda,l’impeto travolgente,la marea.
E sarò vento, turbine e bufera”

“Diventerò vento, raggio di sole, goccia d’acqua nel mare, o granello di sabbia.
Sarò lieve, e sarò forte, sarò fuoco, e sarò mare.
Sarò isola nell’attimo infinito di un tramonto.”

“E quando vento e fuoco si scontrano,
danno origine a vere tempeste
dell’anima,
onde impetuose scatenano calore, forza,
e passione.
Poi tutto si calma,
in attesa della prossima scintilla
di uno spirito perennemente irrequieto”

“Sai quel che sei:acqua di mare e pomice,schegge d’ossidiana e vento,e il fuoco dei tuoi vulcani che ti da la passione di vivere.
Porto un’isola dentro”

“Ed è così che sei nato:dal fuoco e dal mare, pelle e polvere di pietra pomice e ossidiana, lapilli i tuoi occhi che scrutano la notte più nera..”

“Quando verrai a trovarmi nella mia casa al mare,
allora sarà già estate.
Prepareremo una cena a base di frutti di mare
e di terra.
Dopo alla luce soffusa di un lume,ci metteremo fuori in terrazza a guardare le stelle luccicanti muoversi sul mare,
Tu mi leggerai come sempre una poesia d’amore.
Io ti ascolterò in silenzio tenendoti la mano contandoti i battiti
del cuore”.

“Ti chiedo scusa mare
per tutti gli uomini.
A te e a tutte le tue
creature.
Ai pesci e ai tanti animali
che vivono nel mare e per
il mare.
Ai tanti uccelli che si nutrono grazie a te.
Al cielo e alle nuvole che si alimentano
delle tue acque.
Chiedo scusa alla terra che grazie alle
piogge nutre le sue piante,
e agli animali che si nutrono di piante
e di erba.
chiedo scusa ai bambini e ai loro
figli che verranno perché non siamo
stati capaci di custodire un bene così
prezioso”.

alicudimio13.jpg

Pubblicato in: poesie

Giuseppe Ungaretti e l’Ermetismo

Sono stato un uomo della speranza; anzi, il “soldato della speranza”.

Una vita tra Ermetismo e Futurismo  Intervista ad Ungaretti 

Dalla stessa intervista di cui sopra si capisce che lo scrivere Poesie per Ungaretti ma anche per tantissimi altri, nasce da un impulso, si fa poesia perché si sente, perché “occorre farla”.

Che la parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto nascosto in noi, che si vorrebbe dare ma è impossibile.

“M’illumino di immenso”

 

 

giuseppe_ungaretti
Giuseppe Ungaretti nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria D’Egitto (Il padre lavorava alla costruzione del Canale di Suez).Nel 1912 torna in Italia e subito dopo si trasferisce in Francia per studiare alla Sorbona e sono gli anni in cui Parigi è la Capitale culturale del mondo e ha l’occasione di conoscere artisti come Pablo Picasso, Giorgi De Chirico e Amedeo Modigliani.Pubblica il primo libro “Veglia” nel 1915.

 

 

Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Agonia
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

 

Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

 

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

 

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare.

 

Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia.

 

Non gridate più

Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

 

Allegria di naufragi
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

 

La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

 

Sei comparsa al portone in un vestito rosso

Sei comparsa al portone
in un vestito rosso
per dirmi che sei fuoco
che consuma e riaccende.

Una spina mi ha punto
delle tue rose rosse
perché succhiassi al dito,
come già tuo, il mio sangue.

Percorremmo la strada
che lacera il rigoglio
della selvaggia altura,
ma già da molto tempo
sapevo che soffrendo con temeraria fede,
l’età per vincere non conta.

Era di lunedì,
per stringerci le mani
e parlare felici
non si trovò rifugio
che in un giardino triste
della città convulsa.

 

 

Mattina

M’illumino

d’immenso